Forum delle Giornaliste del Mediterraneo: dieci anni e una nuova agenda

Dal 2016 il FMWJ riunisce in Puglia voci internazionali del giornalismo e dei diritti. Dopo il primo decennio, il Forum evolve in network permanente e centro di formazione contro disinformazione, hate speech e discriminazioni di genere

Ogni anno, nella settimana del 25 novembre, la Puglia diventa un crocevia di voci. Dal 2016, giornaliste, reporter indipendenti, attiviste, ricercatrici e diplomatiche provenienti dalle due sponde del Mediterraneo — e oltre — si incontrano per tre giorni di confronto, inchieste e testimonianze. È il Forum of Mediterranean Women Journalists (FMWJ). Con la decima edizione, nel novembre 2025, il Forum ha chiuso un ciclo aprendone uno nuovo.

Una rete costruita in dieci anni

Fondato nel 2016 dalla giornalista investigativa pugliese Marilù Mastrogiovanni — presidente della giuria del World Press Freedom Prize Guillermo Cano dell’UNESCO — il Forum nasce con una missione chiara: creare ponti e abbattere muri, valorizzando il giornalismo investigativo delle donne come presidio di democrazia e strumento di pace.

In dieci anni, centinaia di relatrici internazionali hanno partecipato agli incontri tra Università di Bari e altre sedi pugliesi: corrispondenti di guerra, studiose di gender studies, difensore dei diritti umani, rappresentanti di organizzazioni come UNESCO, Amnesty International, Reporters Without Borders, UNHCR, Anna Lindh Foundation e Articolo 21. Tra i momenti più intensi dell’ultima edizione, la partecipazione dell’Ambasciatrice di Palestina in Italia, che ha ricordato quanto diritto all’informazione e diritto alla vita coincidano in alcuni contesti.

L’ispirazione originaria è legata alla figura di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa nel 2017: «Dì la verità anche se la tua voce trema» è diventato il manifesto morale del Forum.

Ogni edizione è uno spazio multilivello: panel tematici, sessioni accademiche, formazione accreditata, networking e produzione di documenti — manifesti, monitoraggi, position paper — con una forte disseminazione digitale. Non un semplice convegno, ma un laboratorio permanente. La collaborazione con Università di Bari, Ordine dei Giornalisti, Accademia della Crusca e Università di Malta ne ha consolidato il ruolo nella formazione continua.

Sul piano progettuale, il Forum ha ottenuto finanziamenti europei e nazionali rilevanti: CERV-DAPHNE «Parole di Parità», CREA CROSS 2022 JOURPART con «XQ the Why of the News», oltre al supporto di MAECI e Regione Puglia. Progetti che hanno lasciato strumenti concreti: moduli formativi, monitoraggi, reti di partenariato.

Il secondo decennio: network e formazione

Dopo aver costruito basi solide, il Forum avvia una nuova fase: diventare un network informale e continuo tra giornaliste, attiviste, accademiche e insegnanti, trasformando l’evento annuale in un flusso stabile di scambi e produzione culturale euro-mediterranea.

Parallelamente, si consolida come centro di formazione sul contrasto a discriminazioni di genere, hate speech e disinformazione. I dati lo confermano: secondo la “Mappa dell’Intolleranza” di Vox Diritti (2025), le donne sono il 43,21% dei bersagli dell’odio online, mentre il Parlamento Europeo evidenzia la persistenza di rappresentazioni stereotipate nei media. In questo contesto, formare diventa una necessità democratica.

L’approccio si ispira alla pedagogia critica di Freire e all’analisi intersezionale dei media, integrando il concetto di “eufemizzazione” del dominio maschile e la pratica del giornalismo etico come strumento di pensiero critico. L’obiettivo è smontare i bias culturali che attraversano linguaggio e narrazione.

Media education e community building

La decima edizione ha avviato un programma rivolto a giornalisti, studenti, docenti e cittadine attive, basato sulla ricerca-formazione collaborativa: partire dalle pratiche reali, individuare stereotipi interiorizzati e co-progettare strategie per superarli.

Tra gli strumenti più innovativi, le campagne social co-progettate con le scuole: non semplice sensibilizzazione, ma azione pedagogica. La premessa è che gli stereotipi di genere colpiscano donne e uomini, entrambi vincolati a ruoli imposti. L’educazione ai media diventa così educazione alla cittadinanza.

Il linguaggio resta centrale: titoli che enfatizzano dinamiche sentimentali nei femminicidi o narrazioni che producono vittimizzazione secondaria sono ancora diffusi. Il Forum offre strumenti di analisi e fact-checking come antidoto all’infodemia.

Prospettiva euro-mediterranea e decoloniale

Il secondo decennio si sviluppa nel quadro del progetto europeo MED – MEdia Roots for Democracy, che rafforza il ruolo del Forum come hub transnazionale. In collaborazione con Ossigeno per l’Informazione, il FMWJ monitora da anni minacce e querele di genere contro le giornaliste, introducendo strumenti di analisi delle SLAPP in chiave di genere.

Il quadro teorico è decoloniale e intersezionale: disinformazione, hate speech e disuguaglianze di accesso alla sfera pubblica sono letti come fenomeni intrecciati a rapporti di potere che attraversano genere, classe e provenienza.

«Creare ponti, abbattere muri» resta un programma operativo. Nei prossimi dieci anni il Forum intende rafforzare il legame tra informazione, diritti e democrazia, contribuendo a uno spazio pubblico più equo. Perché non c’è democrazia senza parità.

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